Zimbabwe
Conferenza per rilanciare settore minerario, appelli per fine sanzioni
Si conclude oggi ad Harare una conferenza di due giorni aperta a operatori stranieri disposti a investire nel settore minerario, uno dei settori più importanti dell’economia dello Zimbabwe. Ieri, aprendo i lavori, il presidente Robert Mugabe ha esposto agli 850 delegati presenti i progressi compiuti dallo scorso Febbraio quando è entrato in carica un governo di unità nazionale di cui fa parte anche la vecchia opposizione guidata dall’attuale primo ministro Morgan Tsvangirai. Mugabe ha nuovamente rivolto un appello alla comunità internazionale perché vengano eliminate le sanzioni che ancora ostacolano la ripresa dell’economia nazionale ricordando anche la posizione espressa nei giorni scorsi dalla Comunità per lo sviluppo dell’Africa australe (Sadc) che nel suo ultimo vertice ha chiesto, in particolare a Stati Uniti e Inghilterra, di prendere atto dei progressi compiuti dal governo. Il settore minerario rappresenta attualmente il 4% circa del prodotto interno lordo, occupa il 4,5% della forza lavoro ed è fondamentale per le riserve di valuta pregiata, un terzo delle quali derivano proprio dal commercio dei minerali di cui è ricco il sottosuolo dello Zimbabwe.
zimbabwe - La difficile distensione nei rapporti internazionali
Si è conclusa ieri ad Harare la delicata visita della delegazione UE guidata dal commissario europeo allo sviluppo Karel De Gucht. E' la prima visita in Zimbabwe di una delegazione europea ad alto livello dal 2002, anno dell'imposizione delle sanzioni UE in risposta alla violenta e fallimentare politica di redistribuzione delle terre attuata dallo ZANU-PF di Robert Mugabe. La delegazione, che ha incontrato sia il Presidente Mugabe sia il primo ministro Tsvangirai, ex leader del principale partito d'opposizione, il Movimento per il cambiamento democratico (MDC), aveva come obiettivo l'individuazione di un'intesa con il governo di power sharing al fine di una distensione nei rapporti bilaterali con Harare. L'esito della missione è tuttavia adombrato dalle recentissime dichiarazioni di Tsvangirai, che accusa lo ZANU-PF di continue e gravi violazioni dei diritti umani, in particolare nei confronti dei membri e sostenitori dell'MDC (da ultimo l'uccisione di un militante del Movimento a Shurugwi, il 30 agosto, da parte delle forze di polizia). In un clima di parziale e prudente apertura della comunità internazionale, alla crisi economica e sociale fanno eco solo timidi echi di miglioramento. Il sistema economico stenta a normalizzarsi mentre la crisi alimentare, sanitaria e migratoria non accenna a invertire rotta. Nel tentativo di stabilizzare la situazione il parallelo summit UE-Sudafrica ha visto Pretoria, portavoce degli interessi nazionali e regionali, chiedere apertamente la sospensione delle sanzioni UE. Il Presidente sudafricano Zuma adempie i suoi compiti di leader regionale, ma si deve sottolineare come una eventuale sospensione delle sanzioni europee può incidere solo in parte sulla ripresa economica dell'ex granaio d'Africa. La maggior parte delle sanzioni colpisce infatti il Presidente Mugabe e il suo entourage, non toccando gli aiuti umanitari diretti alla popolazione. Più delicata è invece la questione degli aiuti europei, anch'essi congelati, che tuttavia di poco migliorerebbero la situazione in assenza di un governo in grado di gestirli e dei contestuali investimenti internazionali allontanati dalla generale sfiducia venutasi a creare a partire dagli espropri del 2002. La situazione appare quindi estremamente fluida dipendendo da fattori incerti quali la stabilità dell'accordo di power sharing, cui è legata la rimozione delle sanzioni europee, insieme all'effettiva tutela dei diritti umani. Da parte europea è stata manifestata la volontà di creare le basi di una nuova cooperazione con Harare, cui spetta ora di gettarne le basi. Tuttavia, le recenti accuse di Tsvangirai, insieme all'altalenante posizione dello ZANU-PF, non lasciano sperare in una stabilizzazione politica nel breve periodo.
Zimbabwe - Abolita moneta locale, si impiegano dollaro Usa e rand
I cittadini dello Zimbabwe potranno vendere allo stato i vecchi dollari locali, già da qualche mese sostituiti nelle transazioni quotidiane dal biglietto verde statunitense e dal rand sudafricano: lo ha annunciato oggi - riferisce l'agenzia Misna - il ministro delle Finanze Tendai Biti, in un'audizione in Parlamento. La moneta nazionale era divenuta inutilizzabile già alcuni mesi fa, sulla base di un provvedimento del governo di unità nazionale in carica da febbraio. A questa misura si era accompagnata la legalizzazione dell'uso del dollaro americano e del rand, valute forti che dovrebbero sostenere la ripresa dell'economia.