martedì 7 settembre 2010     | Registrazione
Kenya

kenya.jpg   Kenya


24/11/2009

Kenya - La nuova costituzione piace alle donne

Le donne tessono le lodi della prima bozza della nuova Costituzione keniota, che ne riconosce i diritti fondamentali. “La bozza della Costituzione esprime lo spirito di uguaglianza tra i sessi che e’ stato perseguito come un diritto umano fondamentale da molte organizzazioni e da molte donne nel corso degli anni”, ha sottolineato Joyce Majiwa, ex membro della Fida (Federazione delle Donne Avvocato del Kenya). Per Elizabeth Ongoro, membro dell’Assemblea nazionale, se la costituzione sara’ approvata molte donne che finora hanno avuto difficolta’ a entrare in Parlamento, avranno una grande, concreta chance di essere elette. Il disegno di legge prevede infatti, tra le altre cose, un minimo di 74 donne tra i deputati e 16 tra i senatori.


04/11//2009  4, 8 mld in 5 anni per settore energetico

Il governo del Kenya investirà 4,8 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni per potenziare il settore energetico. Il ministro dell'Energia, Kiraitu Murungi, ha spiegato: "Intervenire in questo comparto e' una priorità, vogliamo aumentare l'efficienza e la sicurezza energetica per portare l'elettricità' in tutte le case dei keniani, anche nelle zone di campagna dove attualmente solo il 10 per cento e' collegato alla rete elettrica". Il governo, oltre a lavorare a una riforma per liberalizzare il settore, investirà soprattutto per aumentare la produzione nazionale di energia e migliorare o ampliare la rete di distribuzione. Il 46 per cento dell'investimento sarà coperto con fondi pubblici, per il restante 54 per cento si ricorrerà a capitali privati, nazionali ed esteri.


81 milioni di dollari per salvare le foreste Mau

 Il Kenya sta rischiando di perdere i 400 mila ettari di foresta Mau, risorsa di primo ordine per lo Stato africano, approvvigionamento idrico della Rift Valley e di tutta l’Africa occidentale, nonché regolatore del flusso dei fiumi, delle inondazioni, dell’erosione delle coste e importante normalizzatore per la conservazione della biodiversità e per la conservazione del microclima del territorio. L’allarme, che ha lanciato l’UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente) si unisce al già critico contesto che classifica il paese come uno dei primi diretti interessati dalle conseguenze disastrose che i cambiamenti climatici hanno prodotto e che continuano a creare senza sosta. La notizia si veste di una maggiore preoccupazione nel momento in cui Achim Steiner, direttore esecutivo dell’Unep, afferma che il Kenya necessita di un aiuto finanziario pari a 81 milioni di dollari, somma sufficiente a fermare la corsa al degrado a cui la foresta sta andando incontro. Viene da sorridere se si pensa che una cifra simile, non solo è indispensabile, ma viene richiesta a quegli stessi paesi industrializzati, diretta causa dello sfacelo delle risorse del continente africano, i quali hanno ben pensato di mettersi alla pari dei paesi più poveri, ma solo nell’eventualità di condividere oneri, non benefici. E' di pochi giorni fa', infatti, la notizia che alcuni studi avrebbero individuato nelle emissioni di gas serra dai paesi ricchi la causa delle spaventose siccità che hanno imperversato sul continente africano negli anni ’80. ‘‘Il recupero dell'ecosistema richiederà risorse sostanziose e buona volontà politica” ha aggiunto Steiner, considerate le ingenti perdite che la foresta di Mau ha subito nelle ultime due decadi, ovvero oltre 107 mila ettari di verde andati in fumo causa disboscamenti illegali, insediamenti abusivi, passaggi di proprietà da pubblico a privato, per non parlare poi dei metodi poco sostenibili dovuti ad un agricoltura intensiva. Continuando a sfruttare queste terre, tra le cinque maggiori fonti idriche che contribuiscono a dare vita ai più grandi bacini d'acqua dell'area ovest dell'Africa, l'allarme potrà dilagare ancora e diffondersi a macchia d'olio fino a toccare equilibri ben più lontani dei confini keniani, che raggiungerebbero le frontiere regionali e nazionali.


Copyright Italafrica Centrale (c) 2000-2007   |  Dichiarazione per la Privacy  |  Condizioni d'Uso